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"Judith seu Bethuliae Liberatio" di Nicola Sala al Vittorio Emanuele.
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In scena la prima moderna dell' Oratorio del compositore Beneventano. |
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Durante il regno assiro di Nabucodonosor re degli Assiri, aveva dato inizio ad una campagna di conquiste e le sue truppe, precedute dalla fama delle terribili distruzioni inflitte ai vinti, riuscivano a convincere le città a consegnarsi spontaneamente e ad accettare, insieme al dominio assiro, anche la distruzione dei propri templi e l'abbandono delle divinità tradizionali. La Giudea, tuttavia, pur temendo la potenza degli Assiri, si preparava a resistere agli avamposti di Betulia
Oloferne ordinò l’assedio di Betulia, ma trentacinque giorni dopo la città aveva esaurito le cisterne d’acqua e i cittadini cominciavano a soffrire la sete e a scongiurare i loro capi di cedere al nemico.
Ozia, uno dei capi di Betulia, promise che se qualcosa non fosse accaduto entro cinque giorni, la città sarebbe stata consegnata ad Oloferne.
V’era in Betulia Giuditta, “nobile dama ancora giovane e di grande bellezza, ma soprattutto casta e virtuosa” , già duramente provata dalla vita per la morte del marito, la quale disapprovava le intenzioni di Ozia, e così mandò a chiamare Cabri e Carmi, insieme ad Ozia capi della città, e propose loro un audace piano che ella stessa avrebbe condotto a compimento; gli anziani approvarono le sue sagge parole e le accordarono il permesso di agire.
Giuditta chiamò una serva e si fece aiutare ad abbigliarsi con le vesti più belle che aveva, si profumò d’unguenti e s’ingioiellò; la sua bellezza si esaltò e sfolgorò, suscitando l’ammirazione di tutti.
Quando i soldati di guardia intravidero alla luce della luna la sua grande bellezza, la portarono subito da Oloferne, che l’accolse con gioia, perché era così bella. La fece sedere accanto a sé e apprezzò molto il suo sapere, la bellezza e il portamento e, guardandola, si era infuocato di desiderio per lei, e voleva possederla .
Oloferne fece preparare un rinfresco riservato , al quale invitò anche Giuditta, che si adornò incantando ancora una volta col suo fascino Oloferne, che non smetteva di adularla e corteggiarla. Euforico, il generale babilonese cominciò a bere smodatamente tanto che, verso la fine del pranzo, era completamente ubriaco.
Congedati tutti i convitati, rimase solo Giuditta nella tenda e Oloferne buttato sul divano, ubriaco fradicio. Allora Giuditta ordinò all’ancella di stare fuori della sua tenda e di aspettare che uscisse…
Avvicinatasi alla colonna del letto che era dalla parte del capo di Oloferne, ne staccò la scimitarra di lui; poi, accostatasi al letto, afferrò la testa di lui per la chioma e disse: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento”. E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa. Indi ne fece rotolare il corpo giù dal giaciglio e strappò via le cortine dai sostegni. Poco dopo uscì e consegnò la testa di Oloferne alla sua ancella, la quale la mise nella bisaccia dei viveri…
Quando Giuditta e la serva giunsero a Betulla, il popolo la accolse con grande trepidazione e
Giuditta disse loro a gran voce: “Lodate Dio, lodatelo; lodate Dio, perché non ha distolto la sua misericordia dalla casa d’Israele, ma ha colpito i nostri nemici in questa notte per mano mia”. Estrasse allora la testa di Oloferne, comandante supremo dell’esercito assiro; ecco le cortine sotto le quali giaceva ubriaco; Dio l’ha colpito per mano di donna. Viva dunque il Signore che mi ha protetto nella mia impresa, perché costui si è lasciato ingannare dal mio volto a sua rovina, ma non ha potuto compiere alcun male con me a mia contaminazione e vergogna”.
Quando gli Assiri trovarono il corpo decapitato di Oloferne
un’ondata di terrore sconvolse il campo degli Assiri che, allo sbaraglio senza il loro comandante, si diedero alla fuga nelle direzioni più disparate, dando così la possibilità ai betulesi di fare strage dei nemici.
Da allora in poi Giuditta fu lodata per sempre nelle Sacre Scritture per aver liberato il popolo di Dio dalle mani di Oloferne.
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Giuditta disse: “Dammi forza, Signore Dio d’Israele, in questo momento”. E con tutta la forza di cui era capace lo colpì due volte al collo e gli staccò la testa”. Gt.13, 7-8
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